Vent'anni dopo

Il 28 marzo 1998 Edoardo Massari, "Baleno", si suicidava nel carcere delle Vallette. Tre mesi dopo l'avrebbe seguito la sua compagna, Maria Soledad Rosas,"Sole". Due vite spezzate dall'esigenza del potere di trovare capri espiatori, di costruire nemici immaginari, di criminalizzare il dissenso.

Andai allora, da comunista ortodossa e quindi non particolarmente gradita, alla manifestazione indetta dalla sinistra antagonista per esprimere la rabbia e il dolore che quella perdita aveva generato. Avevo paura, tutta la situazione generava un'aura di panico tangibile, esasperante. Il silenzio era assordante, pareva che slogan e urla si pietrificassero nell'aria per poi crollare a terra fragorosamente senza lasciare echi. Si aveva la percezione, inconsapevole ma granitica, che quelle morti cancellavano in qualche modo ogni possibilità di futuro, ogni speranza. Forse perché la maggior parte dei manifestanti erano giovani, forse perché l'omicidio di stato abbassa, sino a terra, l'orizzonte. E non si riesce più a scorgere che polvere e macerie.

Oggi, per il ventennale, l'appuntamento era alle 11 davanti al mercato delle Vallette. Sono arrivata in anticipo, c'erano forse due dozzine di compagn*, in pochi erano stati puntuali. Subito un po' di malessere, la sensazione di intrufolarmi in un rito non mio: a torto o a ragione non so, ho sempre considerato le realtà antagoniste un po' autoreferenziali, escludenti. Mi conosco e so che il rifiuto, la consapevolezza di essere messa ai margini mi addolora sempre oltre il lecito. Ho fatto un giro al mercato, aspettando che mi si chiarisse cosa volevo fare, se si rivelava più forte il desiderio di esserci -come vent'anni fa-, o il riserbo insito in me che, imponendomi di rispettare scelte e aspettative altrui, mi avrebbe fatto tornare a casa.

Mentre cazzeggiavo tra i banchi si è avvicinata una ragazza e, sorridendomi, mi ha porto il volantino che spiegava senso e motivazioni della manifestazione. Sono spariti estraneità e timori, e sono ritornata al presidio che intanto si era un po' rimpinguato. Siamo partiti, musica a palla, slogan contro le carceri e per la libertà. Sorrisi.

Tante parole, andando verso il carcere, su come come fare lavoro politico, su come tornare ad essere protagonisti della riscossa, su come coltivare la speranza e il futuro. L'orizzonte è sempre basso, ma a terra i minuscoli cocci di vetro parevano diamanti...