Giro di valzer

31.03.2020

A un certo punto Mariana aveva deciso di emigrare, come tante sue amiche sognavano di fare, come poche riuscivano a fare: ma lei aveva la disperazione ad aiutarla. Era partita sola, lasciando Irina, sua figlia, con la nonna; aveva tredici anni Irina, il padre non l'aveva mai conosciuto, sparito quando Mariana, a vent'anni, si era rifiutata di abortire. Erano seguiti anni difficili per lei, con la bimba piccola e il solo aiuto della madre; poi aveva conosciuto Ion e la vita era rifiorita, nonostante la gelosia morbosa che a volte lo trasfigurava. Irina ricordava le scenate, poche, ma brevi e violente, cui aveva assistito; e ricordava quanto lo odiasse sentendolo urlare: Ha avuto ragione a lasciarti l'altro, mica è stato stronzo come me a prenderti con la tua bastarda..., sapeva che troia sei... Continua così e non mi vedi più, ribatteva Mariana con calma. Ma sapeva che non sarebbe stato facile per lei lasciarlo; e poi, dopo qualche ora Ion ritornava in sé, le si inginocchiava davanti singhiozzando: Non so cosa mi prende... è che ti amo troppo, e il pensiero che un altro ti piaccia più di me mi rende pazzo... dovrei farmi rinchiudere e smettere di asfissiarti la vita... sarebbe meglio anche per Irina... Mariana cercava di confortarlo: Ma no... sappiamo che non sei in te, che non vuoi dire davvero quelle cose orribili... Ma lui non si dava pace: Non so capire cosa mi succede... perdonami, ti prego... Allora lei moltiplicava le consolazioni, intenerita dalle sue dichiarazioni, dalle sue promesse, dalle sue lacrime. Seguivano mesi di felicità, e Irina si riappacificava con Ion, con sua madre, col mondo.

Ion faceva l'operaio, Mariana era contabile in una piccola azienda a Brasov: i soldi erano appena sufficienti per condurre una vita dignitosa: Andiamo via Mariana, insisteva Ion, in Italia... là c'è Andrei, dove lavora lui stanno assumendo... ho già il posto... non fa che ripetermelo... Lei resisteva: Ho tutto qui, non voglio andarmene... là si guadagna di più ma si spende anche di più... e mia madre, cosa farebbe da sola, dopo tutto quello che le ho fatto passare? dopo tutto l'aiuto che mi ha dato? non me la sento... vai tu... io ti aspetterò sempre, lo sai... Mai senza di te, amore mio... non parliamone più, va bene? chiudeva lui. Ma dopo qualche giorno il discorso tornava, con le stesse parole, la stessa sofferenza, la stessa gravosa indecifrabilità.

E poi Ion se ne era andato, per sempre però. Una lite da ubriaco, dopo il lavoro: un apprezzamento ambiguo di un suo collega su Mariana l'aveva infiammato. Si era scatenata la rissa, e un pugno l'aveva schiantato sull'angolo del marciapiede, fracassandogli la testa: Non se n'è nemmeno accorto di morire, le dicevano per cercare di consolarla. Sono io che sto morendo adesso, e me ne accorgo, rispondeva lei. E poi i funerali, la casa vuota, la voglia di soccombere e l'ostinazione a reagire: Non ci fosse Irina..., si diceva. Decise di partire, facendo quello che aveva rifiutato a Ion, un rito di espiazione per alleviare i sensi di colpa: Fossimo andati via non sarebbe successo... non avrebbe avuto nessuno a sparlargli di me... sarebbe ancora qui..., si lacerava. Ne aveva parlato alla madre e a Irina: la prima l'aveva sostenuta, la seconda si era chiusa in un silenzio addolorato: Se pensi di non farcela, resto..., le aveva detto Mariana abbracciandola, ma sappi che sarebbe per pochissimo, il tempo di sistemarmi lì e di farti venire... Portami con te, mamma, non ti darò fastidio... non lasciarmi sola..., si struggeva lei. Ma sarai con la nonna... è solo per poco tempo, qualche mese, non posso portarti via subito, non ho abbastanza soldi... sii ragionevole, ti prego... E alla fine: Va bene, vai! aveva urlato Irina. Si era aggrappata a quel consenso strappato a forza ed era partita, carica di rimorsi.

Aveva messo due anni, e non due mesi, a organizzarsi la vita in Italia, eppure non si era risparmiata accettando tutti i lavori che trovava e negandosi ogni desiderio, ogni fantasia; a Irina telefonava ogni sera, sempre scusandosi, sempre giustificandosi: Ancora qualche mese, tesoro... te lo prometto... Va bene, mamma, non ti preoccupare... ma sentiva che sua figlia faticava a crederle, e questo accresceva il suo sconforto. Andrei l'aveva fatta entrare nella fabbrica dove lavorava, il posto fisso già le sembrava un sogno, ma poi era riuscita a cambiare reparto per andare in uno dove si facevano i turni, e ciò le permetteva di avere tempo per altri lavori: puliva case, assisteva anziani, stirava a domicilio: la sua giornata finiva solo quando si accasciava nel letto sprofondando in un sonno così pesante da abbuiare sogni e incubi.

Ma una sera di maggio, finalmente, aveva potuto dire a Irina: Ciao amore mio bello, ho preso ferie dal 15 al 30 giugno per venire a prenderti... sei contenta? Aveva sentito un piccolo sussulto del cuore facendo quella domanda, temeva improvvisamente di essere arrivata fuori tempo massimo, di vedere sfumare quella felicità accanitamente inseguita, di non avere più diritto a rialzare lo sguardo. Invece Irina le aveva risposto quasi urlando: Davveroooooo? mamma, dimmi solo che non sto sognando... Ed erano scoppiate tutte e due in un pianto liberatorio. Era stata Irina la prima a riprendersi: Mamma, domani mi dici tutto con precisione... adesso sono troppo felice... la nonna lo sa? Non ancora, ho voluto dirlo a te per prima... Glielo dico io? Sì dai, che magari riesci a farle cambiare idea... Aveva proposto anche a sua madre di trasferirsi, ma lei aveva rifiutato: Sono troppo vecchia per imparare un'altra lingua, per andare lontano dai luoghi che amo... voi avete l'età e il desiderio di cambiare, io voglio solo morire in pace qui... Ma morirai sola! senza di noi vicino! le aveva urlato affranta. Voi sarete sempre vicino a me, anche se doveste trasferirvi sulla luna, aveva ribattuto lei chiudendo il discorso. Ma in realtà quel pensiero continuava a ustionare l'animo di Mariana: Prova a convincerla tu a venire anche lei qui... la casa c'è, basta stringersi un po'... Ci proverò, ma sai com'è la nonna... Lo so, purtroppo...

A Irina, all'inizio, era parso tutto bello: si guardava attorno riconoscendo le immagini che Mariana le aveva inviato quotidianamente durante la loro separazione, e si rallegrava con se stessa di saper individuare con esattezza luoghi, atmosfere, paesaggi. Aveva imparato l'italiano studiandolo e guardando la televisione, e ora pretendeva che sua madre non parlasse più rumeno con lei: Devo andare a scuola a settembre, non voglio fare la figura di quella che non sa nemmeno farsi capire, le diceva corrucciata quando Mariana, non riuscendo a esprimersi, ricorreva alla lingua natia. Non è parlando con me che impari l'italiano, rimbeccava lei, e comunque lo parli molto già meglio di me... È perché tu in realtà non vuoi impararlo, sei venuta qui solo per scappare dai ricordi... perché papà voleva venire qui... io no, mi piace... voglio che diventi il mio paese... Già, rispondeva pensosa Mariana, stupita dalla nitida analisi della figlia. E guardava la ragazzona in cui si era trasformata Irina in quei due anni, alta, un po' sovrappeso, i seni turgidi, le labbra sottili e ben disegnate che si schiudevano rare volte in un sorriso, lo sguardo vivace ma leggermente obliquo, come se dovesse sempre soppesare la realtà prima di accettarla. E aveva paura, Mariana, paura per lei; non riusciva a capire se Irina avrebbe avuto la forza di accettare delusioni e sofferenze, di gestire prigionie e immensità che la vita avrebbe riservato a lei come a chiunque. Ma temeva anche per se stessa: adesso che era riuscita a riavere la figlia vicina, paventava il riemergere del ginepraio di dolore e di rimorsi che la vita forsennata condotta fino ad allora era riuscita a zavorrare: un giorno che Irina aveva detto con aria sognante: Anche a papà sarebbe piaciuta l'Italia, Mariana era insorta, difendendosi ironicamente: Ci avrebbe chiuse in casa tutte e due, ecco quello che avrebbe fatto... Ma da quel momento la nostalgia l'aveva riaggredita, e di nuovo si straziava: Gli avessi dato retta, fossimo partiti insieme... sarebbe ancora qui, accanto a noi...

Intanto l'estate stava per finire, presto Irina avrebbe cominciato il liceo: Non c'è tempo per il dolore, si diceva Mariana continuando la sua vita frenetica: Mamma perché non ti fermi un po'? perché non lasci gli altri lavori che già ti ammazzi in fabbrica? ci vediamo così poco... si lamentava sua figlia. Subito non posso... sono persone che mi hanno aiutato tanto e mi spiacerebbe lasciarle io senza aiuto... ma appena trovo qualcun'altra che mi possa sostituire smetto, te lo prometto... e poi quei soldini ci fanno comodo... vorrei comprare casa, smettendo di pagare affitti... sarebbe bello, no? il mutuo me lo darebbero, ho un lavoro fisso...Sarebbe bello, sì, conveniva Irina; e allora via a sognare, a progettare, a darsi altri obiettivi da perseguire con accanimento per combattere il nulla che sentiva dilagare: perché non poteva, non voleva fermarsi.

Era successo un sabato. Uscita da scuola Irina si era avviata verso casa, sola e pensierosa come sempre. Non si sentiva ancora pronta per amicizie e relative confidenze: Domani parlo a Paola di quel problema..., domani chiedo a Simona se viene a studiare da me..., si diceva quotidianamente, ma era un domani sempre al futuro, mai al presente. Salendo le scale si era stupita di non sentire il profumo di cucina che ogni settimana invadeva il piccolo condominio dove vivevano: da quando era arrivata Irina, Mariana si teneva sempre e comunque libero il sabato per poter apparecchiare manicaretti e golosità per la figlia, e mangiando riannodare con discrezione i fili che gli impegni quotidiani smagliavano un po'. Era una tradizione già viva quando abitavano in Romania: di sabato Mariana si alzava presto, svegliava Irina e andava al mercato a far la spesa; poi rientrava silenziosamente lasciando Ion a riposare e iniziava a cucinare perché fosse tutto pronto per il rientro di Irina da scuola: era la loro festa, la festa di loro tre insieme. Irina era stata grata alla mamma di averla subito ripristinata, nonostante capisse che ogni settimana quel pranzo testimoniava un'assenza urticante per tutte e due. Il sabato per lei profumava di cucina, di vizi, di coccole; e adesso, un po', anche di rimpianto. Non quel sabato, evidentemente; e se ne era stupita. Avrà finito di cucinare presto, cercò di persuadersi, ma intanto era entrata nella casa silenziosa; lei non c'era, nessun messaggio: angoscia. Il telefonino! L'aveva subito riacceso, dandosi della stupida per non averlo fatto prima. Un messaggio vocale di Mariana: "Non ti preoccupare, tesoro, sto tornando a casa adesso perché facendo la spesa sono caduta e mi sono rotta un polso e ho dovuto andare al pronto soccorso... ma adesso arrivo... mi sa che dovrai cucinare tu oggi...". Il messaggio era di mezz'ora prima; stava per precipitarsi in strada per andare a cercarla, ma era suonato il citofono: Eccomi... mi apri che non riesco col gesso?

È perché lavori troppo e ti ammazzi di fatica, ecco perché è successo..., la rimproverava Irina mettendo a scaldare l'acqua. Ne hai messa troppa, mangiamo domani così, cercava di sviare Mariana. Ma sua figlia non demordeva: Devi smetterla di logorarti così... la casa la compreremo quando potremo, chissenefrega della casa..., e se andavi sotto una macchina? e se... Il panico le aveva impedito di finire la frase. Su, su, non drammatizzare... e poi non c'entra nulla il lavoro, sono inciampata in una buca... mi sono distratta..., si difendeva lei; e comunque adesso dovrò per forza smetterla, anche con Guido, accidenti... Chi è? Si era incuriosita Irina. Quello per cui stiro...  il direttore d'orchestra... è un tipo un po' strano però paga bene... dice che nessuna stira come me, e invece adesso dovrà trovarsene un'altra per forza... eh, non si può stirare con una mano sola, si dispiaceva. Ma quanto paga? si era interessata Irina. Abbastanza... quindici euro all'ora... Epperò! ma allora ci vado io, aveva esclamato lei, stiro come te, mi ha insegnato la nonna... come ha insegnato a te d'altronde... Mah, guarda, è veramente una persona un po' particolare... pignolo, sospettoso... l'amica di Andrei che me l'ha passato aveva provato a lavorare per lui, ma non c'era riuscita... le lasciava dei messaggi terribili quando qualcosa non era fatto come aveva detto lui... E a te di messaggi terribili ne ha mai lasciati? continuava a indagare Irina. No, veramente no... basta fare come chiede... E allora...

Comunque non era stato facile. Raggiunto al telefono, Guido aveva posto mille difficoltà, lagnandosi senza tregua della situazione e giungendo a rimproverare Mariana per la sbadataggine dimostrata: Scivolare per strada... e rompersi un polso... se lei è così distratta, immaginiamoci sua figlia... che guaio, che guaio! recriminava. Senta, mi dispiace... io le ho proposto questa soluzione, ma lei è liberissimo di cercarsi un'altra persona... anzi, a questo punto quasi preferisco, era sbottata Mariana, infine esasperata. Non ho detto questo... spieghi tutto a sua figlia... come si chiama? Chi? Sua figlia! Ah! Irina... Bene, spieghi tutto a Irina e proviamo... ma mi raccomando... soprattutto le camicie da concerto, come sa... le asole dei gemelli devono combaciare... solo quando stirava lei non dovevo controllare, ricominciava a lamentarsi. Certo, certo... rimaniamo sempre per il mercoledì alle tre? aveva tagliato lei. Ma sì, proviamo, comunque venga anche lei a spiegarle e a controllare, mi raccomando, aveva concluso sospirando lui.

Così avevano fatto, e Mariana aveva puntigliosamente enumerato a Irina ogni stranezza di quel lavoro, a partire dalle chiavi prese dalla portinaia: Ma lui non c'è? No, preferisce non essere in casa quando ci sono altre persone... Davvero? quindi non l'hai mai visto..., interrogava Irina sempre più incuriosita. Solo in fotografia... E com'è? Boh, uno normale, come tanti... Ma non ti inquieta un po'? Cosa? Non averlo mai visto, che non ci sia mai... Per carità, mi inquieterebbe di più averlo col fiato sul collo mentre lavoro..., aveva sorriso Mariana. Dentro era tutto pronto, l'asse, il ferro, la roba da stirare, le camicie e i pantaloni appesi alle grucce (Una volta stirata, riappendi ogni cosa dove l'hai trovata, mi raccomando...). Hai anche la musica! aveva esclamato Irina guardando un piccolo impianto hifi con accanto una decina di compact disc. Già, all'inizio mi ha chiesto se mi piace ascoltare musica mentre lavoro, aveva spiegato Mariana, e da allora mi fa trovare l'impianto e dei cd, ma io ascolto la radio più che altro... Guarda! c'è un biglietto: "Non so se piaceranno anche a Irina (in realtà non so nemmeno se piacessero a lei...) ma non ho musica da giovani tra i cd, mi dispiace. Le ricordi, se per caso li usasse, di rimetterli esattamente nell'ordine in cui li ha trovati. Grazie". E ti pareva..., aveva sospirato Mariana. Dai, è solo un po' maniaco, però è gentile, aveva concluso Irina divertita. A sera era arrivato un sms entusiasta: "Stira praticamente come lei! che fortuna! grazie, grazie davvero, e complimenti!" Irina era corsa ad abbracciare sua madre: Hai visto? te l'avevo detto che sono brava come te...

La settimana successiva aveva insistito con sua madre perché non l'accompagnasse: Inquieta anche me averti col fiato sul collo mentre stiro, sai... non ti preoccupare, ho capito tutto e non sbaglierò nulla, aveva concluso con sicurezza. Invece era tornata a casa in lacrime: Mamma!!! mi sono dimenticata! singhiozzava. Di cosa? Del cd! l'ho lasciato nell'impianto! non l'ho rimesso a posto! e adesso? Oh cazzo! gli scrivo subito un messaggio per avvertirlo..., si era inquietata Mariana. No, dammi il telefono... glielo scrivo io, sono io che ho fatto la cazzata, e sono io che devo confessargliela! le aveva ingiunto Irina strappandole dalle mani il cellulare dove Mariana aveva già impostato l'sms: "Buongiorno, sono Irina, ho stirato tutto ma mi sono dimenticata di rimettere il cd al suo posto. Mi perdona? Spero di sì. Grazie.". Dopo qualche istante Guido già rispondeva: "Gravissimo! ma mi pare un peccato veniale se il resto è stato fatto bene. Quando sono a casa controllo tutto... che cosa stava ascoltando?". Irina rimirava il messaggio sorridendo: Dai, è gentile... invece di incazzarsi mi ha chiesto cosa stavo ascoltando... e rispondeva: "Uno di quei cd con le colonne sonore dai film.". E Guido, subito: "E quali pezzi le piacevano di più? così posso integrare un po' la scelta...". "Il valzer del film di Kubrick, è bellissimo... anche il pezzo dal Requiem di Mozart... ho ascoltato soprattutto quei due pezzi lì", rispondeva lei senza più frenarsi. "Provvederò allora! a mercoledì! buona serata a lei e alla mamma", chiudeva Guido.

"A mercoledì!" ha scritto, illanguidiva Irina; e aveva passato la settimana ad aspettarlo, il mercoledì, indagando con sua madre per avere notizie: Hai detto che lo hai visto in fotografia? dove? Be', su internet, aveva confessato Mariana un po' imbarazzata, l'ho cercato... così, per curiosità... Come si chiama di cognome? Ferreri, si chiama Guido Ferreri... anzi Guido Maria Ferreri devi cercare, altrimenti non lo trovi subito, di Guido Ferreri ce n'è un sacco... Fammi un po' vedere, aveva risolto Irina, e smanettando sul cellulare aveva trovato tutto, profilo facebook, pagina dei followers, canale youtube... Beh, non è mica male, no? a te non piace, mamma? Ma che ne so, io... ho guardato così, per avere un'idea a chi stiravo la roba... e poi stop, aria... e comunque a me non piace più nessuno, lo sai, aveva terminato tristemente. Irina non aveva voluto raccogliere quella spina, e aveva continuato: Ma secondo te posso chiedergli l'amicizia? E senza aspettare: Ci provo, al massimo non me la dà. Aveva atteso speranzosa qualche giorno, ma Guido non le aveva risposto. C'era rimasta un po' male: Forse non sa il mio cognome..., cercava di giustificarlo, però è uguale a quello di mamma... boh... Ma non aveva voluto chiedere a Mariana se il direttore conoscesse il loro cognome, per non cassare quella possibile spiegazione al suo silenzio.

Poi il mercoledì era arrivato. Entrando nella casa aveva subito guardato i cd, in preda a un'inusitata trepidazione. Sulla pila, leggermente più alta le pareva, il solito bigliettino esplicativo: "Buongiorno Irina, visto che le è piaciuto il valzer di Shostakovich le ho aggiunto una "compilation" di brani di Strauss diretta dal grandissimo Böhm e qualche cd di Astor Piazzolla. Avevo messo anche il Deutsches Requiem di Brahms, ma non volevo rattristarla troppo e l'ho tolto. Se le facesse piacere sentirlo però, me lo dica che lo rimetto. Buon lavoro e buon ascolto! Guido F. ps: le raccomando però di risistemare tutto come trova. Grazie". Si è ricordato! E mi ha scritto! Irina aveva inspirato profondamente, come per assorbire l'emozione che leggere quelle poche righe le aveva scatenato, poi caricato l'hifi con i valzer, aveva iniziato a lavorare immersa nella musica che riempiva la stanza; erano brani che conosceva bene, Il bel Danubio blu, Il Kaiserwalzer... Li aveva anche irrisi a volte, scherzando con gli amici: Che vecchiume! senza confessar loro che la sera, se sua nonna glielo chiedeva, si divertiva a ballarli con lei. E per nulla al mondo si sarebbe persa un concerto di Capodanno! Iniziare l'anno naufragando in quell'universo fiabesco le pareva un buon viatico per il futuro, un modo per cercare di obbligare il destino ad andare incontro ai suoi desideri. Risentire quei brani adesso la emozionava, riportandola alla vita con la nonna, all'attesa della mamma, alla trepidazione di quei giorni; si scopriva intenerita, e finita di stirare una camicia, percorreva il breve tratto per riappenderla alla gruccia volteggiando al ritmo del valzer.

Poi il presente aveva preso il sopravvento nelle fantasticherie che accompagnavano il lavoro. Adesso che conosceva per lo meno le fattezze del volto di Guido, le piaceva immaginarlo mentre entrava nella casa silenziosa, esaminava il suo lavoro, annuiva soddisfatto per poi riporre con cura tutto il suo stiro nell'armadio facendo attenzione a non sgualcire nulla. Almanaccava sulle sue osservazioni: Che brava! com'è attenta! avrebbe sicuramente pensato, e il suo augurabile compiacimento le faceva moltiplicare l'attenzione per sterminare la piegolina, inamidare il colletto, rifinire la piega dei pantaloni. Alla fine, riordinato tutto, aveva segnato sull'apposito foglio il numero delle ore lavorate; poi, afferrato un blocchetto di post-it che aveva nello zainetto, gli aveva a sua volta lasciato un messaggio: "Ho ascoltato solo il cd di Strauss, bellissimo. Mercoledì ascolterò, forse, anche gli altri, ma intanto volevo ringraziarla dell'attenzione. Spero che vada tutto bene.". E poi? Come salutarlo? Ci aveva pensato per un po', poi aveva terminato con un "Alla prossima settimana. Irina".

Dove hai trovato il biglietto che hai lasciato dal direttore? Il giorno dopo, non appena tornata da scuola, Mariana l'aveva investita: Ti avevo detto che odia che si frughi in casa sua... perché vuoi sempre fare di testa tua? Perché? Irina era insorta: Ma che dici? ce li avevo nello zaino, non ho frugato da nessuna parte... che cazzo si mette in mente quel nevrotico? ah, ma adesso mi sente... dammi il suo numero per piacere...No, dimmi che rispondo al messaggio... No, IO gli rispondo, altroché... Aveva strappato di mano il telefono alla madre, si era inviata il contatto di Guido Ferreri e aveva cominciato a scrivere rabbiosamente sul suo cellulare; poi ci aveva ripensato: Ma cosa ti ha scritto? Leggi... "Irina è meravigliosamente brava, ma può chiederle dove ha trovato il biglietto che mi ha lasciato?". Ma non si è arrabbiato, non è un messaggio terribile, si era subito raddolcita, ha solo chiesto dove l'avevo trovato... e dice che sono meravigliosamente brava... Sì, ma non è uno che si incazza, è uno che ti chiede le cose per poi fartele pagare... comunque, visto che te l'eri portato dietro, puoi arrabbiarti un po' tu, allora... No, non voglio, non m'importa...

Ma te l'eri portato apposta? ci avevi pensato uscendo di casa? si era insospettita Mariana. Ma che dici! ce l'ho sempre il blocchetto nello zaino, aveva risposto Irina, voltandosi di scatto per non far notare il suo rossore alla madre, e chinandosi sul cellulare si era subito impegnata nella risposta: "Grazie per il complimento! Per quanto riguarda il messaggio, ho sempre un blocchetto di post-it nello zaino, e da quello ho preso il foglietto per scriverle i ringraziamenti per la sua cortesia. A mercoledì. Irina. Ps: invio dal mio cellulare, la pregherei d'ora in avanti di mandare i messaggi direttamente a me perché mamma si preoccupa troppo. Grazie ancora.". Gongolava scrivendo l'ultima frase, e ancor di più qualche minuto dopo sentendo bippare il telefono per la risposta: "Lo farò. Mi scusi se ho chiesto, era solo una curiosità. Non so perché l'ho fatto, so di potermi fidare di lei come di sua madre... ma sono un maledetto sospettoso, e non perdo il vizio. Buona giornata a voi.". Aveva mostrato i messaggi a sua madre trionfante: Vedi? si fida di noi... sei tu che non ti fidi di lui... e fai male. Mariana era molto che non vedeva gli occhi di sua figlia così accesi d'entusiasmo: Irina, non è che ti stai facendo dei pensieri strani, vero? potrebbe essere tuo padre, lo sai... è più vecchio di Ion... Lei l'aveva guardata furiosa, arrossendo di rabbia: Ma che dici? sei tu che fai dei pensieri a cazzo!, le aveva risposto urlando lei, cos'è? è perché mi fa dei complimenti?... sei invidiosa, ecco cosa sei!, ed era corsa in bagno trattenendo a stento le lacrime. Mariana l'aveva inseguita senza riuscire a raggiungerla: Oh, santo cielo! questa mi mancava..., aveva sospirato rimettendosi a sedere per aspettare la fine della tempesta.

Scusami mamma, non so cosa mi è preso... ti ho detto delle cose tremende... non volevo... Tempo mezzora Irina era uscita dall'unica stanza che condividevano: Sembravo papà quando dava i numeri... faccio le stesse cose orribili che faceva lui, anche se non era nemmeno mio padre..., singhiozzava. E a me hanno fatto lo stesso effetto di quelle che diceva lui, sai, aveva risposto Mariana conciliante, e cioè non ci ho creduto e quindi non mi hanno fatto male... ma cosa ti sta capitando con questa cosa dello stirare, anzi, col direttore, quello sì me lo puoi dire..., l'aveva esortata. Ma niente... forse perché è una persona importante... e ha apprezzato il lavoro che ho fatto per lui... è la prima volta che mi capita... di essere così lodata, dico... mi ci sono impegnata a stirare, ma ho avuto delle soddisfazioni... nessun pensiero strano..., cercava di argomentare Irina. Avevi gli occhi che brillavano quando hai ricevuto la risposta al messaggio, e quando me l'hai mostrato... mi pareva che ci fosse soddisfazione ma anche una certa emozione, e per questo ho pensato che ti piacesse il direttore... ma forse ho sbagliato ad aggredirti così, sono io che devo chiederti scusa... Mai, mai dovrai scusarti con me, mamma!, Irina era volata ad abbracciarla urtandole il braccio ancora ingessato: Attenta! se non si aggiusta bene non posso più lavorare! E allora? faccio io al posto tuo, te l'ho dimostrato!

Di nuovo mercoledì: Irina era partita presto da casa, subito finito di pranzare, inventando una scusa per sua madre in modo da poter stare un po' da sola prima di arrivare a casa di Guido. E rifletteva: Non sono stata completamente sincera con la mamma l'altro giorno... Ma non sapeva dire cosa avrebbe potuto risponderle di più veritiero, perché non aveva idea da cosa fosse generata l'emozione che sua madre aveva giustamente letto nei suoi occhi e di cui, in qualche modo, si vergognava. Anche adesso, sfarfallando verso l'appartamento ci pensava: mi piace? è possibile che mi stia innamorando di lui? anche se non lo conosco? anche se l'ho visto solo in fotografia? e mentre camminava, sorrideva tra sé al pensiero che avrebbe stirato la sua roba, le cose che lui avrebbe indossato e che lo avrebbero accompagnato nelle sue giornate, nel suo lavoro. Lo immaginava mentre richiudeva i gemelli dei polsini, compiaciuto per la precisione con cui erano stirati, (ed era merito suo! era lei l'artefice della sua soddisfazione!), e poi mentre dirigeva, il piglio sicuro del gesto, l'orchestra che obbediva alla sua volontà... E lei era, in microscopica parte, complice di quella vita altra, sicuramente meravigliosa. Questo le dava il piccolo brivido che sentiva percorrerla. Ma come spiegarlo a mamma? e poi: era solo questo?

Intanto era arrivata. Forse è colpa della musica... i cd scelti per me... lui che fa il direttore d'orchestra... e io mi faccio questi film, si era detta; aveva deciso che non avrebbe acceso l'impianto per poter lavorare nel silenzio. Non aveva funzionato: non riusciva a non pensarlo, anzi, le pareva che l'immaginazione si fosse scatenata, amplificando speranze e desideri. E mentre percorreva col ferro la camicia, la schiena, le maniche, il davanti, le pareva di dare forma a un fantasma amato, e che poteva amarla, senza sforzi, rinunce, litigi. Adesso lo completo, si disse afferrando un paio di pantaloni: aveva cominciato dal giro vita, come al solito, e poi le gambe, su fino all'inguine, e sentiva un'inquietudine maggiore, come un groppo alla gola al pensiero di cosa avrebbe custodito la patta... Basta! aveva quasi urlato, meglio rimettere la musica... Aveva avviato il cd dei valzer, bevuto un po' d'acqua e ricominciato a stirare, una camicia da concerto, coi fatidici gemelli ai polsi; alla fine aveva rimirato soddisfatta il suo lavoro, l'aveva sistemata sulla gruccia e si era avviata per appenderla al suo posto, quello da dove lui l'avrebbe poi sganciata, controllandola a sua volta, per riporla nell'armadio.

Era da poco iniziato il Kaiserwalzer, forse il pezzo che le piaceva di più; Irina volteggiava leggermente al ritmo della musica, poi aveva impugnato con delicatezza il polsino sinistro della camicia e aveva iniziato a danzare aspettando il piccolo assolo di violino che introduceva il tema principale; sull'ultima nota si era leggermente inchinata, come a ringraziare il suo pubblico immaginario, aveva appesa la camicia e stava per prenderne un'altra da stirare quando aveva sentito una mano afferrare la sua e cingerle la vita chiedendo: Posso? era quasi svenuta dallo spavento, ma Guido l'aveva sorretta iniziando a condurla nel ballo, delicatamente prima e poi sempre più vorticosamente, seguendo la musica e parlandole: Mi scusi, avevo dimenticato uno spartito importante, le ho mandato un messaggio e non ho pensato di suonare il campanello... pensavo che l'avesse visto... No, era riuscita a balbettare Irina, e non l'ho nemmeno sentita entrare... Sono una persona silenziosa, la musica è l'unico rumore, per così dire, che mi piace... mi dispiace di averla spaventata però... No, non fa nulla... ma adesso, mi lasci andare, per favore... Si era fermata di scatto: Mi perdoni, si era scusato Guido, pensavo che le facesse piacere ballare con una persona anziché con una camicia... Sì! certo che mi fa piacere..., aveva sorriso lei, ma... mi vergogno... Di cosa? balla benissimo... Di quello che ha visto lei... di quanto stupida mi considererà... una che balla con le camicie... Guido aveva strabuzzato gli occhi: Stupida? non starà scherzando... è stata una delle scene più emozionanti della mia vita...

Ma Irina non ce l'aveva più fatta a reggere la tensione, e ora le lacrime le rigavano le guance: La prego, vada via... avrà fretta... adesso mi passa... non dica nulla alla mamma, per piacere... Ma non riusciva a staccarsi da Guido, che ancora le cingeva la vita: No, adesso deve calmarsi un po'... prima non me ne vado... venga, spegniamo il ferro e parliamo un po'... Ma io... io non ho nulla da dirle... se non che mi vergogno e che vorrei che lei non ne parlasse mai con nessuno... ho fatto tutte quelle cretinate... gli inchini... mi immaginavo al concerto di Capodanno a Vienna... forse è solo perché lei è un direttore d'orchestra... deve essere stato quello...

Si erano seduti insieme sul divano del soggiorno, Guido la guardava mentre si asciugava le guance con il palmo della mano, e le parlava gentilmente: Lei Irina... lei e sua mamma... siete due belle e brave persone, coraggiose... vi ammiro. Perché, cosa c'è da ammirare? si era stupita. Non so, due donne sole in una città che non è la vostra... in uno stato che non è il vostro... ma non avete perso la dolcezza... quando sono entrato e l'ho vista danzare il Kaiserwalzer mi si è aperto il cuore, davvero... quando... quando nonostante gli ostacoli della vita si riesce a continuare ad apprezzare la bellezza... di una musica o di un'immagine... la barbarie resta fuori dalla porta... e si può ricominciare a sperare... Era Guido adesso che si commuoveva: Mi scusi, sono uno stupido che si riempie di parole, aveva balbettato voltando la testa. Non fare così, ti prego! D'impulso Irina era passata al tu e, portata la mano al volto di Guido, con una carezza vi aveva asciugato una lacrima. Lui aveva preso la sua mano e se la portava delicatamente alle labbra, sfiorandola, e alla guancia, stringendola forte, come per sancire un incontro definitivo che nulla più avrebbe potuto sciogliere, e sussurrava: Se non fossi così vecchio per te, Irina, e così gay, ti chiederei in moglie tanto è intenso il trasporto che sento in questo momento per te... ma ti farei solo del male, ci faremmo del male tutti e due... dopo... Lei lo guardava, basita dalla confessione che lo allontanava irrimediabilmente da lei, e nello stesso tempo conscia che quello era il tempo che era loro concesso, e che non voleva sprecarlo. Capisco..., aveva mormorato; e poi, voltandogli la testa: Non ho mai baciato nessuno, vuoi essere tu il primo? anche se non sono un bel ragazzo...

Si erano staccati solo sulle ultime note del Kaiserwalzer.