Fuori amore

Ti è piaciuto? Manlio le era ancora sopra, puntellato sugli avambracci per non pesarle troppo. Finito l'orgasmo, il cazzo che illanguidiva dentro di lei, il respiro che si normalizzava, aveva girato la testa verso la sua guancia, mordicchiandole un orecchio, cercando di tacere, o di trovare altro da dirle... e alla fine non c'era riuscito, e l'unica frase che le aveva rivolto era la solita, che sapeva la faceva incazzare come una vipera cui avessero pestato la coda. E difatti Carola si era sottratta, con un colpo di reni, alla posizione sottomessa per guardarlo dritto negli occhi: Non posso crederci! non ci riesci proprio, vero? No, non ci riesco, è evidente... Ma perché? Perché mi interessa sapere se ti è piaciuto far l'amore con me... è così strano? Sì, è strano, e soprattutto è strano che tu non riesca a non chiedermelo sapendo quanto mi infastidisce... Ma perché ti dà tanto fastidio, poi... Ma quante volte devo ripetertelo? e poi a cosa serve visto che non ti sposti di un millimetro?... lo sai: non voglio controlli, domande, inquisizioni su nulla... Sì, lo so... ma non è controllo, non voglio controllare nulla, voglio solo sapere se ti è piaciuto o no... E non sei in grado di capirlo da solo... o hai il dubbio che non mi sia piaciuto? o pensi che gemo per la disperazione, che non vedo l'ora che sia finita, che mi ci sottometto perché sono una povera mentecatta che non ha altro da fare nella vita... e chiedendomelo vuoi offrirmi, nella tua magnanimità, un'occasione per essere finalmente sincera esprimendoti il mio costante, continuo e irrimediabile disappunto nel trombare con te... Aveva alzato la voce, Carola, terminando quasi urlando. Manlio le aveva risposto sottovoce: No, non è questo... vorrei solo saperlo... sentirmelo dire... Allora facciamo così, aveva ripreso lei spossata, dichiaro che, allorquando non mi piacesse più trombare con te... Noi non trombiamo, facciamo l'amore... Carola aveva sorriso: già, mi mancava il tocco di romanticismo... trombiamo caro, scopiamo, chiaviamo... quello facciamo...come tutti. No, perché noi siamo innamorati, e allora facciamo l'amore... quelli che non si amano fanno quello che dici tu... non noi... Va bene, fammi finire la mia dichiarazione... dio santo, mi stremi... dichiaro che, allorquando non mi piacesse più far l'amore con te, te lo notificherò; fino ad allora, evita di pormi la domanda rovinandomi il post scopata post riappacificazione che è il momento più bello della faccenda... Si era alzata di scatto, avviandosi al bagno: vado a pisciare e a pulirmi... Si era alzato anche lui, scontento di sé.

Manlio aveva da poco passato la quarantina; fino a Carola si era sempre sottratto alle relazioni fisse, vagabondando da un'amica all'altra, emozionandosi e anche, in qualche modo contorto, innamorandosi; ma condividere la sua vita con un'altra persona, per quanto potesse piacergli, era un'idea che non l'aveva mai sfiorato. Poi aveva conosciuto Carola a un'assemblea sindacale, lui era il funzionario esterno che presentava la mozione di minoranza al congresso e lei una giovane impiegata, una delle poche ad assistere alla riunione; Perché si sa, si potrebbe passare da sovversivi ad informarsi dei propri diritti e a cercare di votare con la propria testa anziché con quella del delegato più convincente o connivente con l'azienda... Lei aveva detto questo durante il suo intervento, e a lui era subito piaciuta, nonostante la critica all'apparato che traspariva dalle sue parole. Al termine dell'assemblea l'aveva raggiunta sgomitando nella ressa, preoccupato di lasciarsela fuggire senza averle parlato; lei stava già incamminandosi verso l'ufficio: Mi è piaciuto il tuo intervento, aveva esordito, credo che mi abbia fatto guadagnare qualche voto... posso offrirti un caffè alla macchinetta? Grazie, sono contenta per te, però adesso devo andare, sono un po' sotto controllo... Certo, capisco... Ciao, allora, alla prossima... Senti... Si sentiva insolitamente imbarazzato Manlio, e aveva soggiunto precipitosamente: Senti... per evitare i controlli potremmo rivederci e prenderlo fuori... il caffè dico... se ti va... Non si è mai del tutto senza controlli, aveva ribattuto lei sorridendo. Okay... però... facciamo così... ti do il mio numero di cellulare, e le aveva porto un bigliettino da visita, se ti va chiamami... un aperitivo... una cena... quello che preferisci. Lei guardava alternativamente lui e il bigliettino che aveva in mano: E se non ti chiamo? aveva infine domandato. Mi dispiacerà, almeno tanto quanto mi piaci tu, cioè moltissimo... Epperò! non perdi tempo, vero? Quando le cose mi interessano, no... In realtà nemmeno lui sapeva spiegarsi quello che stava facendo: è che aveva avuto la sensazione di essere in uno di quei momenti in cui il destino ti manda l'avvertimento che la tua vita può cambiare, come una piccola scossa tellurica nell'animo, e non bisogna ignorare il presagio, ma governarlo. Carola si era infilata il bigliettino in tasca sorridendo: Vedrò... vado adesso, sono già in ritardo... L'aveva seguita con lo sguardo: mica male! aveva mormorato avviandosi all'uscita.

Due giorni dopo lei gli aveva mandato un sms: Preparo una merenda sinoira per alcuni amici sabato alle sei, da me. Se ti va l'indirizzo è questo... Carola. Compiacimento e disappunto si mescolavano: lei l'aveva cercato, e anche abbastanza velocemente, ma ci ficcava in mezzo degli estranei, che lui non conosceva, che avrebbero falsato l'incontro, che non avrebbero permesso altro... E poi che cazzo è una merenda sinoira? Le aveva risposto chiedendoglielo, anche per prendere tempo. Una merenda che fa cena, da sin-a, cena in piemontese; quello che il resto del mondo chiama apericena... non sei di qui, vero? Ci sarà tanta gente? aveva glissato lui. No, giusto qualche collega di lavoro. E via con un profluvio di emoji con faccine sorridenti, bicchieri che brindavano, pizzette che sgocciolavano. Non era quello che si aspettava, ma aveva accettato, seppure con riserva: Grazie dell'invito, probabilmente però non riuscirò ad essere da te prima delle... Ci aveva pensato un po'; in realtà non aveva nulla da fare quel pomeriggio ma non voleva piegarsi completamente alle sue scelte; alla fine aveva risolto per le sei e mezzo, sette meno un quarto, pensando che in realtà sarebbe arrivato intorno alle sette e dieci, sia mai che lei pensi che mi scaracollo per arrivare all'ora che le ho detto...

Aveva segnato l'impegno sul calendario del telefonino e si era industriato a non pensarci, ma il sabato alle sei e venti già suonava il campanello: era stufo di gingillarsi in giro per rispettare le proprie tattiche: Mi sono liberato prima del previsto, si era giustificato. Bene! entra! La casa era spaziosa, piena di gente che non conosceva. Carola voleva presentarlo ai commensali seduti intorno a un grande tavolo quadrato ma lui, con un cenno della mano, l'aveva fermata esclamando con voce tonante: Buona sera a tutti! io sono Manlio, è inutile che mi diciate i vostri nomi perché non sarei capace di ricordarmeli, continuate pure a mangiare, adesso mi ci impegno anch'io... Era contrariato dalla presenza di tutta quella gente: Alla faccia del "qualche collega di lavoro"! che ci faccio qui? si chiedeva; e perché 'sta stronzetta mi prende per il culo in 'sto modo? chi cazzo si crede di essere? Per di più lei doveva fare gli onori di casa, correre dalla cucina alla sala, ridere e scherzare con tutti: Non ci sarà modo di fare neanche una parola, si era detto, e aveva deciso: Tra mezz'ora al massimo me ne vado. Si era seduto vicino a una ragazza giovane, con gli occhiali, lo sguardo timido e, per vendicarsi, aveva deciso di baccagliarla un po': Al massimo mi porto a letto lei... Usi un profumo buonissimo! le aveva sussurrato sfiorandole il collo con il naso. Ma no! è solo il sapone liquido all'argan, aveva risposto lei imbarazzata ma comunque lusingata. Allora... sei tu che profumi di buono... posso? E si era avvicinato nuovamente alla sua spalla fingendo di odorarla proprio nel momento, scelto ad arte, in cui Carola stava tornano dalla cucina con un vassoio di pizzette; aveva visto il suo sorriso da padrona di casa torcersi in una smorfia, gli aveva rivolto uno sguardo feroce, aveva deposto le pizzette sul tavolo e si era nuovamente avviata, quasi correndo, verso la cucina. Ma allora le piaccio! è tutta una finta! si era detto Manlio ringalluzzito, e si era alzato rincorrendola: Scusa, dov'è il bagno che dovrei lavarmi le mani? Carola era rimasta di spalle, poi si era voltata lentamente per riprendere padronanza: La prima... porta a destra... aveva quasi balbettato. Ma invece di avviarsi, lui le si era avvicinato sorridendo, e aveva sorriso anche lei, distraendo lo sguardo dal suo; allora lui l'aveva abbracciata, stretta, quasi soffocandola, indirizzando la sua testa nell'incavo della spalla, affondando il volto nei suoi capelli, aspirandone il profumo, inebriandosi già di lei: Sei un grandissimo stronzo! aveva mormorato lei ridendo piano quando era riuscita, infine, a staccarsi. E tu allora? quando finisce 'sto cazzo di merenda nonsoché? Avevano riso insieme, e alle otto lei aveva liquidato tutti: Scusatemi, sapete che ho fatto una merenda sinoira perché dopo ho un impegno... Certo... Grazie... Era tutto buonissimo... Sabato prossimo facciamo da me vero?... Appena partiti tutti gli aveva telefonato: Sali, dài, che facciamo due chiacchiere. Avevano fatto soprattutto altro.

A questo pensava adesso Manlio, fumando una sigaretta al fresco del balcone: a quel primo incontro-scontro che aveva già definito, fin da allora, il loro rapporto. La verità era che non riusciva a non entrare in competizione con lei, era preda di una pulsione incontrollabile a piegarla, ad esercitare una sorta di dominio: sei proprio un maschio-alfa, lo rimproverava lei quando era in buona, quando lo scazzo si ricomponeva, cosa che non succedeva mai, come gli era capitato con altre, attraverso una buona scopata... No, con Carola si ritrovavano a furia di sfuggirsi, incarognendosi ognuno nel proprio angolo a rimuginare le proprie ragioni, sbollendo la rabbia fomentandola in mille elucubrazioni, arrivando spossati a riguardarsi negli occhi, ferocemente, come avversari in una battaglia che sapevano di non poter né vincere né evitare. E poi uno di loro due si avvicinava all'altro e chiedeva: Perché? perché non possiamo goderci noi stessi in pace anziché guerreggiando? E l'altro, immancabilmente, rispondeva: Non so, però non posso fare a meno né di te né della sfida... usciamo? Ok... E a quel punto tornavano al mondo insieme, percorrevano strade, mangiavano al ristorante, andavano al cinema e dopo, solo dopo, tornati a casa, facevano l'amore. Anche quella sera erano reduci da una riappacificazione, ma lui non era riuscito a non riaprire subito le ostilità con quella domanda, che sapeva quanto la irritava. Perché?

Era rientrato, non aveva voglia di tornare a dormire, aveva raggiunto il suo studio e aperto il computer; guardava lo schermo mentre si caricava il programma, la testa vuota, stanca. Inaspettatamente, Carola l'aveva raggiunto: Penso che dobbiamo parlare senza aspettare di disincazzarci, aveva esordito. Per sbranarci letteralmente? aveva ribattuto lui. Non so, ma correrò il rischio... abbiamo bisogno di... no, non so tu, ma io... io ho bisogno di staccare un po'... pensavo di chiedere a Luisella di andare a stare qualche giorno da lei... potrei aiutarla col bambino, anche se non credo di essere un granché come babysitter... Luisella era l'amica della vita, quella da cui non si era mai divisa, e con la quale aveva un rapporto emotivamente controverso, materno e filiale allo stesso tempo; era l'unica persona della quale Manlio si dichiarasse geloso, moderatamente per carità, la gelosia rende sempre vulnerabili: Quando sei con lei io non esisto più, scompaio dalla tua vita, la rimproverava. Ah... siamo a questo punto? aveva risposto bellicoso, lo fai apposta a scegliere Luisella, vero? la grande amica, l'amore inconfessato... Oh signur! aveva sospirato Carola, non fare il pirla, Manlio, Luisella è l'unica che può sopportarmi in una situazione del genere... ho bisogno di qualcuno con cui parlare senza dover mostrare i denti... Vai pure, figurati... ti ho mai negato nulla? Guarda che non ho bisogno del tuo permesso, sai, era insorta lei, ti sto solo notificando una decisione... E se quando torni non mi trovi più? aveva sibilato lui. Me ne farò una ragione... d'altronde, ti ho mai trovato davvero? ci siamo mai, noi due, trovati davvero?

La domanda lo aveva perseguitato; Carola aveva preparato la valigia già alla sera, e la mattina era uscita silenziosamente, quando lui ancora dormiva spossato dalla notte agitata: Erano già d'accordo, allora..., si era detto dopo aver perlustrato la casa senza trovarla. La valigia era sparita, aveva cercato invano un bigliettino, una parola sua: niente... Era tutta una farsa! avremmo litigato comunque, anche se non avessi detto quella frase... lei voleva solo andarsene via... no che non ci siamo mai trovati, certo, perché tu volevi andare a prender cazzi in giro, a far la porca dalla Luisella, ecco perché non ci siamo trovati, perché tu eri sempre altrove col pensiero... e a volte non solo con quello... Lo strazio lo dilaniava, ma riempirla di insulti insozzando il suo ricordo non leniva il dolore, anzi... O forse no, le avrà telefonato stamattina presto, prima che andasse al lavoro, si tormentava, ma andarsene così, nemmeno il coraggio di salutarmi ha avuto...; gli pareva di non poter reggere, e si era deciso: Meglio che vada a lavorare, va...; aveva raggiunto il bagno faticosamente, si era ficcato sotto la doccia e poi, vestitosi con i primi abiti che gli erano capitati in mano, era fuggito di casa, braccato da una sensazione di abbandono che gli faceva salire le lacrime agli occhi.

Ciao! che succede? Luisella aveva abbracciato l'amica che le aveva mostrato la valigia e aveva alzato le spalle demoralizzata. Entra! facciamo piano ché Mattia dorme ancora... ti faccio un caffè... Scusami... scusa se non ti ho avvertita, ma non reggevo più... Ma cosa è successo? dài, dimmi... Carola provava a raccontare, ma la voce le si spezzava, e le parole anche, incapaci di dare suono allo strazio. Càlmati, riprendi fiato... la esortava Luisella maternamente, ne parliamo stasera... prenditi un giorno di mutua e stai qui buona e tranquilla... No! divento matta a stare da sola, a continuare a pensare... non immagini la notte che ho passato... io in camera, Manlio sul divano, il desiderio di vederlo star male, di scuoterlo dal suo egoismo, e la voglia di andare da lui a farmi coccolare... come sa fare lui quando non litighiamo... e poi la stanchezza... la stanchezza...; piangeva piano, con piccoli sussulti Carola, non ne posso più... io ne sono innamorata ma come si fa? perché vuole predominare sempre nel rapporto, che cazzo ho fatto io, di male, per meritarmi un maschio-alfa e anche stronzo, per di più? lo sapeva che mi sarei incazzata... ti è piaciuto? mi ha chiesto... mi veniva voglia di rispondergli no! mi ha fatto schifo come sempre... e invece mi piace, già che mi piace scopare con lui... far l'amore, come dice, perché fa anche il romantico lo stronzo...

Luisella non aveva risposto, lasciandola sfogare, e anche perché aveva sentito un fruscio: Ecco Mattia che si sveglia, adesso arriva..., e in effetti dopo qualche secondo era comparso il bimbo, imbronciato perché strappato all'abbraccio del sonno e in cerca di un altro abbraccio capace di metterlo d'accordo col presente: Vieni, cucciolo mio, l'aveva invitato Luisella sollevandolo e ponendoselo in grembo, scusami un momento Carola, giusto una coccola..., aveva sussurrato all'amica. Lui si era rincantucciato stretto, si stropicciava gli occhi, tentava di aprirli e poi si aggrappava di nuovo alla mamma, respirando piano, emettendo piccoli gemiti non si capiva se di felicità o di costernazione, lei continuava a ninnarlo con dolcezza, e piano piano lui si rioffriva al mondo, spalancando gli occhi e salutando infine Carola: Ciao Calola, giochi con me? Era intervenuta Luisella: No, Carola adesso deve andare a lavorare, e tu devi fare colazione: brioscina e succo di frutta va bene? ti regalo anche un quarto d'ora di cartoni animati, ché voglio parlare ancora un attimo con Carola... Un ultimo bacio e l'aveva spedito in soggiorno con la sua fornitura: è un bimbo molto autonomo, aveva commentato Carola con ammirazione; Entro certi limiti sì, se lo si accompagna con dolcezza, la risposta orgogliosa di Luisella; e aveva aggiunto: È anche molto sensibile, ed è capace di sintesi estreme, sbalorditive... mi veniva in mente prima, sentendoti raccontare, quello che mi dice quando lo rimprovero da incazzata, con livore... mi guarda e mi dice: Mamma, sei fuori amore... Fuori amore! aveva esclamato Carola, incredibile... Già... e se urlo rincara: mamma, sei molto fuori amore... ed ha ragione, quando si litiga contrapponendosi, senza cercare l'accordo, per imporsi all'altro, si è fuori amore, non c'è niente da fare... a me lo sta insegnando lui, e io sto imparando a cercare di essere sempre "dentro" amore, anche quando mi fa uscire fuori di me... perché è anche un testardo e permaloso incredibile, aveva concluso ridendo. Be', comincia ad essere tardi, aveva ripreso dopo un attimo, stai qui quanto vuoi, ma attenzione a rientrare un po' nell'amore, tu e anche quell'altro, beninteso... altrimenti mi sa che non ce n'è più... Grazie, sai, adesso vado al lavoro e poi decido che fare... ma se stanotte potessi passarla qui... Certo che puoi, te l'ho detto, nemmeno da chiedere... ti do un mazzo di chiavi... ceni con noi, vero? comunque chiedo a Leonardo se va a prendere Mattia, così parliamo più tranquille... Grazie sai, grazie davvero... E di che? si erano abbracciate, e Carola, esausta, aveva a stento trattenuto le lacrime.

Poche ore fa sono andata via da te, e già mi pare di non poter più reggere la lontananza; per questo ti scrivo, perché ho bisogno di dirti delle cose, cose semplici, di pancia come si usa dire adesso. E allora eccole le cose: ti amo e ti detesto, ti voglio vicino e cerco di allontanarmi da te, ho bisogno di tenerezza e vorrei farti del male: tutta una contraddizione, insomma... Ti ho scritto almeno dieci sms senza spedirtene nemmeno uno; non mi ritrovo più, adesso che sono lontana, nel silenzio rabbioso che precedeva le nostre riconciliazioni, avrei bisogno di parlarti, ma se tu fossi qui, forse non saprei cosa dirti... Mattia, il figlio di Luisella, un bimbo molto sensibile, quando litiga con sua madre le rimprovera di essere "fuori amore"... mi pare che noi siamo sempre "fuori amore", mi sembra che il nostro rapporto così conflittuale contempli solo la competizione e non l'accordo; meno quando andiamo a letto, allora lì ci si ritrova, e si trova anche la tenerezza che non riusciamo ad avere nella vita di tutti i giorni, troppo impegnati a contrapporci. È sempre stato così, dirai tu, e potrebbe anche essere che il nostro modo di stare insieme sia questo, ma mi pare che non ci piaccia davvero, che ci faccia soffrire, che non ci aiuti a crescere come coppia, come persone. Ti scrivo questa lettera per capire se possiamo cambiare, insieme, anche solo le modalità della nostra rabbia, anche solo un po' della reciproca protervia nell'imporci all'altro. Scusami se non ho trovato il coraggio di telefonarti, ma non volevo ripiombare subito nell'alterco, e non so se avrei avuto abbastanza forza da evitarlo. Carola

Allora? com'è? erano rientrate entrambe dal lavoro, Carola prima perché aveva scelto il part-time. Luisella l'aveva trovata china sul suo portatile, il volto teso, gli occhi lucidi: Gli ho scritto una mail, ma non l'ho spedita, leggi... Non ci penso nemmeno, se vuoi la leggo dopo che gliel'hai mandata... Ma così mi dai un parere... No sai, non è per non volere, ma siete solo voi a poter decidere di voi, senza troppe ingerenze esterne... vado a farmi una doccia, intanto tu pensa cosa fare, e si era avviata al bagno. E Mattia? l'aveva inseguita Carola. È andato Leonardo a prenderlo, starà da lui fino a domani sera, così possiamo parlare più tranquille... Già, grazie... aveva risposto lei; che non ci fosse il bimbo le dispiaceva e allo stesso tempo ne era contenta: Ma perché devo sempre essere in contraddizione? perché non riesco mai ad avere una visione univoca delle cose? solo con Manlio mi pare di ritrovare compattezza, allora sono rigida, dura, inderogabile, non cedo... e lui uguale; mentre nel lavoro, in sindacato, deve trovare per forza le mediazioni, i punti d'incontro, la possibilità di mettersi d'accordo... cosa c'è che non va tra noi? siamo davvero fuori amore... Guardava la schermata con la lettera, cercava di distinguere le parole attraverso le lacrime... Perché non gli ho scritto che non so stare senza di lui, perché ho sempre paura di confessargli quanto mi è indispensabile, quanto mi costa non avere la sua approvazione, quanto mi fa soffrire la sua ostinazione ad imporsi a me, come se del mio parere non gli importasse nulla? Come si fa ad essere "dentro amore"?

Aveva indugiato a lungo prima di premere l'invio, poi si era decisa e si era immediatamente alzata dal tavolo, come se il tasto pigiato le avesse trasmesso una scossa elettrica: E adesso cosa succederà, si chiedeva, cosa capirà di questa lettera? Ma si sentiva più leggera, come se avesse compiuto un passo importante verso una direzione sconosciuta ma attraente. Ora era necessario aspettare, e l'ansia già cominciava a divorarla. Manlio ci aveva messo un po' a rispondere, Carola già si pentiva del suo gesto, dandosi della stupida, insultandolo tra le lacrime che non riusciva a trattenere, sfogando rancore e dolore; poi, quando stava per avviarsi a dormire, ormai esausta, aveva sentito il bip della notifica sul cellulare: È lui!, aveva sussurrato, e, lanciando il telefonino a Luisella: Leggi tu per piacere, io non ce la faccio... Ok, parliamoci; ho bisogno di litigare con te, altrimenti non trovo più senso, però mettiamoci ambedue una museruola che ci permetta di non azzannarci. Domani: dimmi tu dove, il quando non può essere che dopo il lavoro. Faccio in modo di far coincidere i nostri orari di uscita. Aveva chinato la testa sorridendo, sollevata. Avevano riflettuto a lungo, e poi avevano deciso che il posto migliore era a casa: D'accordo! a casa verso le quattro, museruolati a dovere. Aveva scritto, e poi cancellato su suggerimento di Luisella, un tvb: Non perché non sia vero, ma lui non ha scritto niente di questo tipo... esporti ti metterebbe in una situazione di maggior vulnerabilità e, se un po' ti conosco, ricominceresti subito a cercare di riguadagnare posizioni aggredendo... Cioè andrei subito fuori amore, aveva sintetizzato Carola. Già... oh, se vi ritrovate, non ti preoccupare della valigia che te la recapito io a casa..., aveva risolto Luisella; si erano sorrise, complici.

La giornata, contrariamente a quanto si aspettava, era trascorsa serena, come in apnea, ma non appena fuori dalla fabbrica l'ansia l'aveva riagguantata, e le mani le tremavano così tanto da renderle difficile avviare l'automobile: Non ci vado, congetturava, è tutto uno sbaglio, non riusciremo a parlare... se non ci siamo riusciti finora, perché dovremmo farcela adesso?, si chiedeva; ma intanto si indirizzava sulla strada consueta, e dal ripristino delle abitudini le derivava un inaspettato, infantile sottofondo di contentezza. Manlio la stava aspettando sotto casa, guatando la strada per riconoscere la macchina; lei aveva parcheggiato in una laterale, perché aveva bisogno di camminare, e l'aveva raggiunto di fianco mentre si accendeva l'ennesima sigaretta: Eccomi, aveva mormorato sottovoce. Lui si era voltato di scatto, e le aveva sorriso, incatenandole gli occhi: Ciao... sempre sicura di voler salire? Lei aveva annuito: Wof! aveva aggiunto mimando l'abbaio di un cane; Vediamo se la museruola è messa bene, aveva soggiunto lui, prendendole il viso tra le mani e bofonchiando come se potesse parlare a stento. Si erano ritrovati avvinghiati, persi in loro: Casa mia è qua, stretto a te, aveva mormorato Manlio con voce rotta.

Avevano faticato a scollarsi, ma poi erano riusciti a salire; Carola, scostandolo da sé si era indirizzata al divano, tenendolo per mano e facendolo accomodare sulla poltrona di fronte: Guardiamoci, ti prego, guardiamoci ma non stiamoci addosso... Manlio aveva obbedito e dopo qualche minuto aveva rotto il silenzio che l'incrociarsi degli sguardi stava lasciando dilagare: Allora, com'è andata con Luisella? ti ha aiutata... stare da lei, volevo dire... e il piccolo, ha emesso qualche altro profondissimo decreto su di noi? L'ironia era contraddetta dalla stanchezza e dall'apprensione che la voce tradiva. No, non c'era... era col padre... Luisella ha voluto farmi questa cortesia, visto le condizioni in cui sono arrivata a casa sua... E lei ti ha aiutata? voglio dire, è servita questa piccola prova tecnica di separazione? Boh... sì... no... però sono riuscita a pensare, e anche a capire... Anch'io ho pensato... capito non saprei, ma pensare ho pensato molto... a quanto mi sia impossibile anche solo pensare di lasciarti... mi ha ossessionato... non mi è mai successo in vita... forse è per questo che litighiamo... perché non sono capace di affrontare questa situazione... Avevano abbassato lo sguardo ora, quasi intimiditi dalle loro stesse parole. Poi Carola aveva ripreso, quasi mormorando: Perché ti amo così tanto, anche se non sei come ti penso, come ti voglio, come ti amo? mi sembra che ci sia una discrepanza, un'incompatibilità tra questo amore così forte che mi ha soggiogato, imprigionato, e te, oggetto di questo amore... forse non è questione di fuori o dentro amore, sai, ma solo di troppo amore: e troppo amore fa sentire in pericolo, mina le basi della propria sicurezza, rende fragili, e io non voglio essere fragile, debole... per questo poi ci attacchiamo così, come animali braccati... Aveva rialzato lo sguardo incrociando quello di Manlio, uno sguardo stupefatto, attonito: Hai ragione, sai, mi pare che tu abbia detto una cosa importante, una verità; è proprio così, anch'io in fondo ho paura di questo amore, della sua intensità, della sua violenza... stare senza te mi distrugge l'anima, stare con te mi sembra la metta in pericolo, facendomi perdere me stesso... non riesco a dominare questo amore, e allora cerco di dominare te, cerco di piegarti per la paura di essere io a spezzarmi... è un sentimento che separa invece di unire, ma non appena ci ritroviamo soli, ci sembra di esserci perduti, di aver fallito, di non aver più scopo... ed è così bello far l'amore, o scopare come dici tu, aveva sorriso, perché lì è questione di ormoni, di animalità, e c'è pace, ed è semplice essere noi stessi... Carola lo scrutava annuendo: Sì, forse dobbiamo amare un po' di più questo amore, prenderlo come un regalo del destino e non come un problema, sacrificargli un po' dei nostri strabordanti ego ed accoglierlo per amare di più i noi stessi che possiamo diventare insieme... forse.