Franco Rella. Territori dell'umano

18.11.2019

Il testo è il rendiconto, particolareggiato e ustionante, di una ricognizione operata nei Territori dell'umano cui è ancora possibile accedere o che popolano incubi e sogni della nostra epoca. La rotta seguita ne percorre limiti e soglie svelando eccessi e reticenze, condannando menzogne e autocompiacimenti. Il pensiero si muove a spirale, riprende temi, li contrae o li amplifica, li rilegge o li reinterpreta moltiplicando fra loro relazioni mai statiche, sempre in grado di aprirsi per accogliere un'intuizione che illumina, rivelandolo, un angolo rimasto oscuro del paesaggio.

Molta parte del libro indaga il pensiero della morte, egemone in questa nostra scorticata società, analizzando in profondità le allegorie capaci di coglierne non tanto l'assolutezza, insita nel concetto stesso, quanto l'impossibilità di agirla razionalmente, di affrontarla con cognizione di causa. Rella esplora, in pagine di rara intensità, quei racconti di Kafka che percorrono inesausti le soglie che dividono vita e morte, umano e animale, metamorfosi e identità. Sono spazi ibridi dove i concetti si fondono e dove, proprio per questo, la verità non può darsi se non imbastardita; e quindi possibile.

Negli ultimi due capitoli il libro muta radicalmente registro, riorientandosi all'immanenza e al futuro. Lo fa prima riproponendo alcune letture magistrali di opere d'arte, utilizzando i quadri come transiti verso la concretezza per sconfiggere l'afasia che immancabilmente assale la teorizzazione fine a se stessa; mentre l'ultimo capitolo apre all'orizzonte di un "altro umano" che vede protagonisti i bambini, gli unici in grado di sondare gli accidentati percorsi della vita senza rimpianti per il passato, senza presagi per il futuro. Il loro sguardo incollato al presente sa sconfiggere il decreto funebre dell'impermanenza e della caducità. Diventa vitale anche per noi ritrovare un battito di quello sguardo.

Franco Rella, Territori dell'umano, Jaca Book, Milano 2019