Aux truffes

22.03.2019

Vedi? quello che sta entrando è l'avvocato Tibaldi... viene a pranzo ogni giorno... meno il sabato e la domenica naturalmente... è un cliente da tenere da conto... paga a forfait, un tanto alla settimana qualunque cosa prenda... anche se non viene, paga lo stesso... A parlare così era Leone, detto Leò per via di certi suoi trascorsi marsigliesi di cui andava fiero; a Marsiglia aveva trovato Jasmine, poi diventata sua moglie, ma anche un po' di guai, e perciò si era trovato costretto a tornare in Italia per aprire la trattoria "Aux truffes" con lui in sala e lei ai fornelli; ad ascoltarlo era Fulvia, cameriera in prova al suo primo giorno di lavoro. È una persona molto riservata... dicono che ha un figlio, ma io non l'ho mai visto, continuava Leò, ha studio qui vicino in via... non mi ricordo, ma qui dietro comunque... vieni, ti presento io... gli devi dire solo i piatti del giorno, senza portargli il menù, che tanto lo conosce a memoria... Buongiorno avvocato, le presento Fulvia che da oggi mi dà una mano in sala... Buongiorno Fulvia, molto lieto... L'avvocato le aveva stretto la mano senza convinzione, per terminare i convenevoli di rito, ma gli era parso di sentire un leggero tremore in quella di Fulvia, un po' umida di sudore per la tensione; e allora le aveva chiesto, sorridendo appena per incoraggiarla: Cosa c'è oggi di speciale? Fulvia si era subito impegnata: Sì... certo... come piatti del giorno di primo abbiamo zuppa di cipolle e passatelli con fonduta e per secondo... Aveva sciorinato la lista senza esitazioni: Brava, te la sei cavata bene... ti ricordavi tutto... sono sicuro che lavoreremo bene insieme... Leò si complimentava con lei tornando al bancone. Speriamo, pensava Fulvia avviandosi verso la cucina per passare l'ordine...

Trovare lavoro in quella trattoria era stato un colpo di fortuna; l'apertura solo diurna, durante la settimana, le permetteva di non lasciare ad altri Linda, la sua bambina di tre anni; e durante il weekend la affidava alla babysitter solo il tempo strettamente necessario; e poi la trattoria era vicina a casa e all'asilo, qualsiasi problema avrebbe potuto correre... Invece dove aveva sempre lavorato prima della maternità, una grande azienda della logistica, era lontano, ci voleva la macchina, e gli orari che venivano imposti, nonostante fosse un'impiegata, erano ingovernabili: Ti fermi vero? dobbiamo finire quel prospetto..., il refrain del suo capo. E lei non aveva mai detto di no, il lavoro le pareva la cosa più importante, quella che dava forza, costrutto alla sua vita...

Arrivederci Fulvia, a domani... l'avvocato Tibaldi si era avviato alla porta cercando il suo saluto. Arrivederci, avvocato... Hai fatto una conquista, l'aveva derisa Leò, non l'ho mai sentito fare una cosa del genere in tre anni che viene qui: ARRIVEDERCI FULVIA!, e rideva. Per carità, ci mancherebbe solo questa... si scherniva lei, non lo dica neanche per scherzo, signor Leò. E dagli con 'sto signor Leò, si lamentava lui, non potresti chiamarmi solo Leò e darmi del tu, come tutti qui dentro? È che... non mi viene... ma ci proverò, glielo prometto... Ok, non è un gran problema... ma questo è un posto a conduzione familiare, come si dice, ed è strano anche per i clienti sentire tanto distacco... Non è distacco, è... è rispetto... non fraintenda... D'accordo, ma sono sicuro che mi rispetteresti anche dandomi del tu... Dio, che fatica!, pensava Fulvia scoraggiata, anche i tormenti sulle public relations adesso... mi mancavano proprio; e pensare che erano un pezzo del mio lavoro, prima...

Già: prima. Cos'era il prima? Una volta avrebbe risposto: tanta roba; l'orgoglio di essere un pezzo piccolo ma importante di un ingranaggio complesso com'è una grande azienda; la felicità della propria casa, minuscola ma scelta e costruita con dedizione certosina per vivere appieno il suo spazio fisico e mentale; il giro di amicizie con cui uscire la sera, andare in vacanza, bisticciare anche, ma sempre per minuzie, un ristorante, un acquisto, mai nulla di importante, di profondo; le storie sentimentali con poca passione e molto erotismo, con la compiaciuta sensazione di essere fortunatamente indenne dalle infatuazioni struggenti di cui sentiva narrare. Poi, senza capire né come né perché, si era innamorata di Giovanni, e tutto era cambiato; quello che non l'aveva mai interessata, l'intimità estrema con una persona, il desiderio lacerante di contiguità fisica, la sensazione dello spazio che si svuota in assenza dell'amato, la voglia di famiglia, di maternità persino... insomma, tutto quello che aveva commiserato con altezzosa sufficienza per anni, bene, tutto questo aveva acquisito valore, sostanza, motivo di esistenza e non più di scherno, nella sua vita. Ma si può, a trentacinque anni, affrontare una rivoluzione di questo genere? era stata colta impreparata, non aveva avuto il tempo di approntare alcuno strumento per capire, per agire, e aveva, evidentemente, sbagliato tutto; e Giovanni se ne era andato: è stata la cosa più bella che mi sia capitata, sai, ma è finita... non so perché. Questo le aveva detto; e ancora adesso, che erano passati più di quattro anni, quella frase le corrodeva l'anima.

La sua reazione era stata scomposta, irrazionale; le aveva provate tutte: si era ubriacata fino a non reggersi in piedi, si era riempita di psicofarmaci, aveva prenotato almeno tre appuntamenti con una psicologa paccandoli tutti, si era presa una settimana di vacanza che aveva passato chiusa in un residence della Costa Smeralda a piangere, era ritornata e si era chiavata tutti quelli che trovava, davvero tutti; voleva degradare il suo corpo, punirlo e punirsi per non essere riuscita a custodire quello che ora le pareva l'unico motivo per cui valesse la pena di vivere... e così facendo era rimasta incinta, entrando a far parte delle minoranze statistiche, perché lei la spirale ce l'aveva, ma evidentemente non aveva funzionato. Chissà chi era il padre! ne aveva scopati tanti in quel mese... Doveva abortire, era chiaro, il feto era sicuramente danneggiato; aveva chiesto subito un consulto alla sua ginecologa che l'aveva tranquillizzata: è talmente minuscolo ancora... lo escludo... comunque se vuoi tenerlo si possono fare una montagna di analisi per capire se è tutto a posto... intanto vieni che ti tolgo questo inutile arnese... Fulvia aveva sorriso, rincuorata, senza sapere perché; e tornando verso casa aveva già deciso di non abortire. Un'altra rivoluzione: è che le pareva di amare già quell'esserino, di non volerlo perdere: Ho già perso Giovanni, perché mi devo privare di tutto? sarai mio, solamente mio, ci terremo compagnia in questo deserto... sarai figlio di nessuno e di tutti quelli che mi sono fatta... anche di Giovanni, anche di quelli prima di Giovanni... e dopo non ci sarà più nessuno... ma ci sarai tu, singhiozzava.

Così era arrivata Linda, ma prima di lei il licenziamento. L'aveva convocata il capo del personale: Ultimamente lei non sta rispondendo positivamente all'investimento che l'azienda ha fatto su di lei, aveva esordito, comprendiamo i suoi problemi, e... immaginiamo che non siano immediatamente risolvibili... inoltre... a breve dovremo comunque procedere a una riduzione del personale... la concorrenza ci sta mangiando vivi... insomma, l'azienda le offre una buonuscita... credo che sia meglio per tutti, anche per lei Fulvia... Non aveva ancora comunicato la sua gravidanza, avrebbe potuto rimanere e aspettare un'ulteriore proposta al rientro dalla maternità, ma questo avrebbe significato altri mesi di lavoro, il probabile mobbing per costringerla ad accettare, e l'incertezza sulla cifra finale; aveva preferito acconsentire, mercanteggiando al rialzo sulla somma, che era stata cospicua, non c'è che dire. Unita alla liquidazione le aveva permesso di vivere quei quattro anni senza lavorare, cicatrizzando per quanto possibile la perdita di Giovanni e godendosi Linda fino alla scuola materna: ma poi aveva dovuto cercare qualcosa, e questo qualcosa erano Leò, Jasmine, l'avvocato Tibaldi e i piatti da ricordarsi a memoria: un lavoro a misura di Linda e delle sue esigenze, certo, ma anche un lavoro con poca competitività, in un ambiente rassicurante, pagato molto meno ma non pochissimo: tutto sommato le era andata ancora bene.

Puoi andare un attimo ad aiutare Jasmine con i piatti, Fulvia? Certo signò... certo Leò... Brava, così va meglio... vedrai che ci riuscirai presto... Era compiaciuto, Leò: Impara tutto e velocemente, potrebbe fare lavori più gratificanti della cameriera, pensava, anche con la bimba non le sarebbe difficile organizzarsi... ma in fondo, che me ne frega? ho una lavorante brava, capace, intelligente, che mi costa il giusto, che ci sa fare con i clienti (e pensava sorridendo all'uscita dell'avvocato), dovrei preoccuparmene io? In cucina Jasmine la aspettava per inquisirla un po', curiosa della nuova assunta: quando ci porterai la tua bimba? guarda che se hai bisogno non c'è problema a tenerla qui in cucina, se non è troppo vivace... Grazie, grazie, ne approfitterò se proprio fossi in difficoltà... Ma tua mamma? non hai nessuno? No, sono sola... Pauvre fille! Comment... come si chiama la tua bimba? Linda. Un nome spagnolo... Non so, forse sì, non ci avevo mai pensato... Suo padre era spagnolo? sudamericano? Non so... sa Jasmine, non so chi sia il padre... Possibile? proprio non lo sai? non lo immagini neanche? Dio che tortura! ma perché non si fa gli affari suoi? Le venne un'idea: l'ho avuta con l'inseminazione artificiale, so solo che il padre era bianco e giovane... Jasmine, lasciala vivere! tuonò Leò sentendo il ciarlare della moglie. Non si preoccupi, grazie, mi fa piacere parlare un po', mentì Fulvia; si era subito pentita della frottola raccontata: e se ne parla con Linda, che sa che suo padre è morto? Possibile che ogni situazione celi rovi e spine per dilaniarmi? Spiegò a Jasmine che a Linda aveva cominciato a dire che era orfana di padre, e lei l'aveva guardata sorridendo commossa: Non preoccuparti, ho capito che l'hai fatto perché sei sola... hai avuto coraggio... brava! a noi non ne sono venuti, di figli dico... ma noi siamo insieme e ci basta quello...

Qualche giorno dopo, nei tempi morti dell'attesa, quando la cucina è già pronta ma i clienti non si vedono ancora, aveva squillato il cellulare del locale. Leò l'aveva afferrato al bancone, e dopo un'occhiata allo schermo aveva detto con aria guardinga alle due donne: è l'avvocato Tibaldi... Buongiorno, avvocato... certo... non si preoccupi, avvocato... grazie di avermi avvertito ma non era il caso... certo... lo farò... arrivederci... E poi, appena messo giù: Ha avvisato che non viene fino alla settimana prossima... La mia conquista si è già data alla fuga, rideva Fulvia. Quindi non viene né oggi né domani? chiese Jasmine. Essendo che oggi è giovedì, direi proprio di sì... confermava Leò; Però..., e guardava ironico Fulvia, mi ha detto di salutarti, e cadesse il cielo se l'ho mai sentito fare una cosa del genere... Davvero? interloquì stupita Jasmine, ma allora è vero! si è innamorato di te... sarebbe una bella occasione, sai? anche per la bambina... è proprio comme il faut, l'avvocato... No, no, dove correte? gli sarò simpatica, ma per carità, io ho Linda e mi basta... e poi potrebbe essere mio padre... non voglio nemmeno pensarci a una cosa del genere... ho da pensare a Linda, adesso, e ancora per un bel po' di anni...

Lunedì mattina un altro intoppo. Buongiorno signora Martelli, si ricorda vero che oggi i bambini escono prima perché abbiamo un'assemblea sindacale... No, non lo sapevo... a che ora escono? All'una e mezza... Dio! proprio durante il pranzo... e adesso come faccio al lavoro... Non ha nessuno che possa venire a prenderla? No, durante la settimana la sua baby sitter va all'università... senta, all'una e mezza no di sicuro, ma magari verso le due riesco a liberarmi... Sentì la maestra inspirare profondamente, come per riuscire a contenere la collera; poi: D'accordo, la possiamo tenere una mezzora con noi... però che non diventi un'abitudine... lei deve guardare gli avvisi, è un nostro diritto fare l'assemblea... Sì, certo, ho sbagliato... non ho visto... ma ho appena iniziato questo lavoro e chiedere già di assentarmi nel momento in cui c'è più bisogno... Era uscita di corsa, fiondandosi alle Truffes: Leò, mi scusi, sono... sono costernata di dovervi chiedere... oggi c'è un'assemblea sindacale alla scuola di Linda... e devo andarla a prendere proprio durante l'ora del pranzo perché esce prima, all'una e mezza... io non avevo fatto caso all'avviso... al massimo la tengono fino alle due, ma non oltre... Quindi dovresti andare via all'una e mezza? No, anche le due meno dieci... è vicina la scuola... Certo è proprio l'ora peggiore..., confermava Leò. L'ho detto anch'io alla maestra, ma non c'è stato verso... che guaio!, si lamentava avvilita. Intervenne Jasmine: Vai a prenderla un po' prima e portala qui, tanto al lunedì non c'è mai tanta gente... è ubbidiente la tua bimba? Mah, quando vuole... Speriamo che voglia, oggi... telefona alla scuola e di' che vai a prenderla verso mezzogiorno... No, questo non è possibile perché alla mezza mangia... E mangerà qui da noi, in cucina con me... cosa vuoi che ti dica... ce l'hai detto troppo tardi... Lo so... vi chiedo scusa... ma non ho proprio fatto caso all'avviso in bacheca. Dài, proviamo così... così la conosciamo, no?

Al suo arrivo l'avvocato Tibaldi notò subito la bimba che, seduta sul seggiolone disponibile per i piccoli clienti della trattoria, stava scarabocchiando con impegno una tovaglietta di carta; le si avvicinò: Ciao! chi sei? domandò a voce alta in modo da farsi sentire anche dal gestore. È mia figlia, intervenne subito Fulvia un po' affannata, oggi usciva prima dalla materna, ma io non lo sapevo... e così Leò e Jasmine mi hanno permesso di andarla a prendere prima e portarla qui... poi doveva stare in cucina, ma era un po' impaurita e così le ho detto che se stava buona senza dar fastidio poteva stare in sala con noi... anche perché in cucina c'è meno posto e... Ma perché mi devo giustificare tanto, si chiedeva irritata con se stessa, sta qui buona, che cazzo vogliono di più? e fece per andare verso il tavolo dell'avvocato per preparare. Lui la fermò con un gesto: è bellissima la sua bimba! Grazie! rispose Fulvia subito inorgoglita. E come si chiama? Mi chiamo Linda, rispose l'interessata, senza alzare gli occhi dal disegno. Linda, vorresti venire al mio tavolo, ché così mi fai un po' di compagnia? La bimba guardò la mamma, interdetta: se ti fa piacere sì... puoi fare un disegno da regalare all'avvocato... E tu come ti chiami? domandò lei. Amedeo. Va bene, Meneo, ti faccio un disegno, ma nuovo; mi dai un altro foglio, mamma? Sì, ma tu non disturbare l'avvocato, d'accordo? Disturbo? potessi essere sempre disturbato così..., sorrise lui.

In cucina Jasmine partì all'attacco: lo vedi? vuol bene già anche a Linda, cosa vuoi di più... Jasmine, la prego, è solo una persona gentile, con me e adesso con Linda... che è una gran baccagliona, ha visto no?, ha conquistato subito anche lei... Sì, certo... ma con lui è diverso... e non si era mai comportato così... così familiarmente qui in trattoria... è andato subito a vedere chi era la bimba... Vede? lui non sapeva nemmeno che avessi una figlia... l'avrebbe fatto con qualsiasi bimbo che... Beh, in realtà qualcosa sapeva... Oh cazzo! e cioè?, quasi urlò Fulvia. È che..., Jasmine era arrossita imbarazzata, ed era intervenuto Leò a suo sostegno... l'altro giorno, dopo che eri uscita per andare a prendere Linda, l'avvocato è tornato in trattoria... noi stavamo chiudendo... e ci ha chiesto di te, si capiva che lo interessavi, e noi gli abbiamo detto che eri sola con la tua bimba... e che il lavoro qui ti andava bene per via degli orari, che si vedeva però che sei una persona molto per bene, istruita... Solo questo gli hai detto? L'incazzatura aveva permesso a Fulvia di passare al tanto sospirato "tu". Sì certo... è quello che sappiamo di te, d'altronde... E lui come ha giustificato la sua curiosità? Non ci crederai, ma è arrossito... poi ha farfugliato qualcosa... che non ho capito... i figli... i nipoti... e poi ha preso e se ne è andato via, quasi scappando.

La settimana dopo, ora di pranzo, Leò dietro il bancone in attesa di clienti e habitué del locale quando: Non ci posso credere! E, volgendosi verso la moglie in cucina: Guarda Jasmine, l'avvocato Tibaldi che arriva con qualcuno... due giovani... chissà chi sono... aspetta che vado a vedere... Fulvia! vieni anche tu... Sto servendo l'altro tavolo, Leò, arrivo dopo... prese tempo lei, prevedendo la tempesta di pettegolezzi. Buongiorno Leò, le presento mio figlio Alberto... Piacere... Piacere... E lui è... è... l'avvocato esitava, incerto. E lui è il mio compagno, Miguel, intervenne Alberto. Sì, Miguel, il suo compagno... confermò sospirando Amedeo. Piacere, rispose Leò senza entusiasmo, adesso vi mando Fulvia... e filò in cucina da Jasmine che aspettava fremendo: è suo figlio, quello castano con la barba, e l'altro è il suo compagno... sono gay... hai capito, l'avvocato... ha un figlio frocio... ma pensa te! ... In cucina arrivò Fulvia con le ordinazioni del tavolo: è suo figlio, uno... e l'altro è il suo compagno... sono froci..., la informava, gongolante per la scoperta, Leò. Sì, me l'hanno detto... se posso, però, Leò... io non amo questa parola... sa un po' di scherno... sono omosessuali, gay se vuoi... ma froci, finocchi, culatoni e altro, lascia stare... se puoi eh... Intervenne Jasmine a supporto del marito: Sono pronti i piatti... è un modo di dire, sai Fulvia... non voleva offendere... Sì, certo, ma i tempi in cui viviamo sono brutti per loro... per tutti in realtà... e bisogna fare attenzione anche a come si parla... almeno io cerco di farla...

Jasmine fa una charlotte au chocolat che è la fine del mondo, sai? chiediamo se ce n'è? vi va? E, senza attendere risposta: Fulvia! c'è ancora della charlotte? Credo solo due porzioni, avvocato... adesso vado a controllare... Ne bastano due, grazie, io e Miguel ce la dividiamo, intervenne Alberto. D'accordo! e Fulvia fece per avviarsi: Fulvia! la richiamò Amedeo, e Linda? Bene grazie, anche se ha un po' di raffreddore... spero che non si ammali... E invece due giorni dopo aveva la febbre alta: Dov'è Fulvia? domandò l'avvocato dopo che Leò era andato sparato al suo tavolo vedendolo entrare; a casa... Linda si è ammalata, e lei... non ha nessuno... certo per noi è un problema... Anche per lei, suppongo..., puntualizzò Amedeo, Sì, sì... si è giustificata tantissimo... noi la capiamo... sola con una bimba... però è difficile senza saperlo prima... Via, Leò, lei è stato per anni da solo in sala... ce la farà per qualche giorno, no? Non è questo, avvocato, è che tutto il... come posso dire... l'organizzazione è cambiata... io e Jasmine ci avevamo pensato a lungo se prendere o meno un'altra persona... e Fulvia è bravissima, ha visto no? però noi dobbiamo avere la sicurezza che c'è... altrimenti tanto valeva prendere un aiuto nei giorni di punta a basta... comunque fra qualche giorno tornerà e speriamo che Linda sia una bimba di salute robusta e non si ammali spesso...

Non le piace, avvocato? Leò guardava il piatto di bouillabaisse che gli aveva servito ma che stazionava ancora pieno davanti a lui; No, no, adesso mangio, è che stavo pensando... a Fulvia... alla sua situazione... Le piace eh, la ragazza, ammiccò Leò. No, ma che dice, Leò, mi piace ma non come pensa lei... mi piace perché mi pare che sia una coraggiosa... che fa scelte difficili e le porta avanti... ma ho chiuso però con... dopo che..., e si tacque. Chissà con cosa ha chiuso e dopo che..., si interrogava Leò dispiaciuto per la mancata confidenza. Sentendo tintinnare il campanello dell'entrata si volse verso la porta: Avvocato! esclamò, ha visite, credo... Alberto! Miguel! che sorpresa! venite! sedetevi! mangiate vero? No, grazie papà, abbiamo già pranzato ma passando di qui abbiamo pensato di venire a trovarti nel tuo posticino... Fulvia non c'è? E vai con domande e spiegazioni. Certo la sua è una situazione difficile, però le basterebbe trovare una baby sitter non universitaria, e andrebbe tutto a posto, ragionava Alberto. Le costerebbe quanto guadagna, e quindi tanto vale..., contrapponeva l'avvocato, e poi credo che per lei sia anche un po' la paura di lasciare Linda da sola con una persona che non conosce, non di famiglia. Ma se non ne ha di famiglia, non può fare altrimenti! si stupiva Alberto. Beh, le famiglie si creano anche... mica sono solo quelle regolari, con tutti i crismi del comune o della chiesa... pensa a noi due, per esempio, puntualizzava Miguel, credo che tuo padre intenda questo... che a Fulvia dispiace lasciarla con persone che stanno con lei magari volendole bene ma solo perché ne hanno un riscontro economico, non so... Sì, sì, è proprio questo che volevo dire!, si compiacque Amedeo, e io... Tu cosa? rise Alberto, mica vorrai sposartela spero! Ma cosa farnetichi! si stizzì l'avvocato, sai bene che dopo la morte della mamma per me non è più esistito quel lato lì... nonostante tutti i suoi difetti, per me è stata e rimarrà l'unica donna della mia vita... sono fatto all'antica in questo, lo sai... E allora? Non so... potrei chiederle se vuole trasferirsi nell'alloggio vicino al vostro, che è libero... potremmo darle un appoggio... vedere crescere Linda... Vorresti fare il nonno, insomma..., lo derise affettuosamente Alberto. Forse un po' sì..., confessò Amedeo. Ma perché proprio tu e non un altro qualsiasi che passa per strada? si interrogava Miguel, cosa potrebbe indurla a mettere a rischio la sua esistenza con una scelta del genere? Già, perché?, rifletteva Amedeo: forse perché è coraggiosa, e perché c'è empatia fra noi, con Linda, fra tutti..., rispose. Può essere... ma le hai mai chiesto qualcosa... a lei direttamente voglio dire... o ti sei accontentato del gossip di Leò e di sua moglie? inquisì Alberto. Mi sono accontentato, confessò Amedeo, ma se voi siete d'accordo con questa proposta, gliene parlerò... appena torna...

...

All'avvocato Amedeo Tibaldi, spm

Se le scrivo, anziché parlarle, è perché ho dovuto raccogliere tutto il mio coraggio per licenziarmi dalla trattoria, per affrontare le giuste recriminazioni di Leò e Jasmine, per ribaltare, ancora una volta, la mia vita; e così non me ne è rimasto per argomentare, in un colloquio con lei, il mio rifiuto per la sua proposta; che ho apprezzato, voglio che lo sappia, perché so nata da un'empatia non superficiale per la mia persona e per la mia situazione. Ma non mi era possibile fare altrimenti; accettare avrebbe comportato, per me e per Linda, un lavorio di risistemazione non solo logistica ma soprattutto emotiva che non volevo imporre alla mia piccola e che sarebbe stata oltremodo faticosa anche per me. Così, ho preferito dare un taglio netto alla situazione, sparendo dal suo orizzonte; una scelta un po' pavida, che non rispecchia la mia modalità di affrontare le cose, ma che è stata dettata dal desiderio di non creare aspettative e di difendermi da quelle che lei aveva riposto in me: non me ne voglia, quindi; ho anch'io risorse limitate, che impiego secondo priorità inderogabili, che vedono ovviamente Linda al primo posto, e il resto del mondo a seguire.

Ma la sua proposta non mi ha lasciata indifferente, e in questi giorni la memoria mi ha spesso riproposto i particolari di quel difficile colloquio nel suo studio; difficile per lei, beninteso, io ho praticamente solo ascoltato: le pause, le deviazioni, i silenzi, la caccia a un'eloquenza che sembrava volerle sfuggire, proprio a lei che con parole, argomentazioni, connessioni dialettiche lavora e guadagna. E mi sono sentita inutile, ma soprattutto  insensibile; e così ho deciso di scriverle questa lettera per ripristinare quell'empatia che ho riconosciuto anche in me verso di lei, e che mi sta causando qualche senso di colpa per la mia decisione. Le ho scritto per offrirvi, a lei, Alberto e Miguel, nel caso ne aveste bisogno e desiderio, un'amicizia disinteressata, attenta, ricettiva di cui penso però di aver necessità anch'io. Tutti abbiamo segreti e nascondigli: i nostri si sono un po' parlati, e svelati; facciamolo anche noi. Io ci sono. Grazie. Fulvia